DAMN. CHE ALBUM KENDRICK!

Venerdì santo è uscito DAMN., il nuovo album di Kendrick Lamar. Due anni dopo la realizzazione di quel capolavoro che è To Pimp A Butterfly (2015), già elevato a classico dell’hip hop, il rapper di Compton è tornato con un album altrettanto denso e introspettivo che, sebbene musicalmente diverso dal precedente, non delude i fans. Se T.P.A.B. è una combinazione geniale di hip-hop, jazz e narrazioni impegnate e visionarie, DAMN. suona all’apparenza più semplice e diretto, meno raffinato e sperimentale. Tuttavia, come T.P.A.B., anche il nuovo album ha uno spessore non indifferente, soprattutto a livello concettuale. Con DAMN., infatti, Kendrick torna a riflettere sulla religione, sulla morale, e, non per ultimo, sulla fama conquistatosi col tempo. Il rapper sa di essere arrivato in alto, di essere una spanna sopra gli altri, e non perde occasione di vantarsene. Forte in lui, però, è anche la consapevolezza di aver perso la propria ingenuità e, purtroppo, la propria umiltà. DAMN. è dunque, forse ancor più di T.P.A.B, una profonda riflessione introspettiva che sfocia in un’acuta autocritica.

L’album si compone di 14 tracce i cui titoli, in maiuscolo, sono nomi parlanti che riassumono i temi dei brani.  Dopo BLOOD., la breve intro recitata in cui il K.Dot viene colpito da un proiettile e muore, si entra nel vivo dell’album con DNA., pezzo potente in cui il rapper, piuttosto agguerrito, mette sul piatto i suoi pregi e difetti, e paragona la sua nascita all’Immacolata concezione di Gesù. Nel ritornello del brano è stato anche inserito un sample da una clip di Fox News in cui il giornalista Gerardo Riviera, parlando di Alright (singolo di T.P.A.B.), accusa tristemente il rap di aver fatto più danno agli afroamericani negli ultimi anni di quanto non ne abbia fatto il razzismo. Con YAH. si cambia completamente mood, il beat rallenta e K.Dot, dopo essersi esplicitamente rivolto a Riviera, rappa di religione, dichiarandosi un israelita, appartenente al popolo scelto da Dio. Lo stesso titolo, come sottolinea Genius, potrebbe essere un riferimento a Yahweh. Nella traccia successiva, ELEMENT., prodotta niente meno che da James Blake, il rapper torna ad elogiarsi, ripercorrendo le tappe che lo hanno portato al successo e dichiarando che sarebbe pronto a morire per la sua vocazione. Segue, in contrasto, FEEL., una delle canzoni più dense dell’album, in cui K.Dot indaga l’altra faccia del successo, rappando di un crescendo di sensazioni negative che lo assalgono, dalla solitudine alla “false freedom” in cui vive, dalla frustrazione di sentirsi vuoto alla perdita totale di speranza nei riguardi del mondo. Un po’ di spensieratezza torna con LOYALTY., un orecchiabile featuring con Rihanna. “It’s so hard to be humble”, recita l’outro del pezzo, aprendo al tema delle due successive tracce antitetiche PRIDE. e HUMBLE. Queste ultime riflettono su uno dei vizi capitali peggiori, la superbia, dalla quale il rapper vorrebbe liberarsi, riuscendoci solo idealmente. L’esplosiva traccia HUMBLE., nonché il primo singolo di DAMN., non ha infatti volutamente nulla a che vedere con l’umiltà, e il video che l’accompagna lo dimostra. I successivi pezzi LUST. e LOVE., tra i migliori dell’album, rappresentano anch’essi una dicotomia. Il primo si incentra sulla ripetitività dello stile di vita della rap-star, viziato dalla lussuria, mentre il secondo, molto romantico, inneggia al real love. “Lately I feel like I been lustin’ over fame/ lately, we lust on the same routine of shame”, confessa K.Dot in LUST., prendendo consapevolezza della contraddizione tra il suo pensare, fortemente influenzato da una fervida morale, e il suo agire, spesso in conflitto con quella stessa morale. L’album procede poi con la traccia più spiccatamente politica dell’album, XXX., che vede il featuring insaspettato con gli U2. A XXX. segue FEAR., pezzo portante dell’album in cui K.Dot ripercorre le tematiche trattate ed esterna le sue paure, dal timore di perdere la sua lealtà a quello che il suo DNA non rispecchi il volere di Dio, dalla paura di aver ormai perso la sua umiltà a quella di non saper più amare (“I’m talkin’ fear, fear of losin’ creativity/ I’m talkin’ fear, fear of missin’ out on you and me/ I’m talkin’ fear, fear of losin’ loyalty from pride/ ‘cause my DNA won’t let me involve in the light of God/ I’m talkin’ fear, fear that my humbleness is gone/ I’m talkin’ fear, fear that love ain’t livin’ here no more/ I’m talkin’ fear, fear that it’s wickedness or weakness). A chiudere il disco ci sono poi GOD. e DUCKWORTH.; nella prima K.Dot ribadisce di sentirsi il dio del rap, nella seconda elogia suo padre, raccontando di un avvenimento realmente accaduto, in cui Ducky (Duckworth), suo papà, sapendo delle rapine che spesso avvenivano nel suo posto di lavoro per mano della gang capitanata da Anthony “Top Dawg”, decise di offrire a Anthony pollo e biscotti gratis, evitando così di rimanere ucciso. Se la storia fosse andata diversamente, K.Dot sarebbe cresciuto senza padre, e Anthony “Top Dawg” Tiffith non avrebbe mai fondato l’etichetta discografica di cui fa parte lo stesso Kendrick Lamar. Fortunatamente è andata come è andata.

Con queste 14 tracce, K.Dot si dimostra un rapper geniale, introspettivo e mai banale. Sebbene i beats e le lyrics dell’album possano sembrare più diretti e tradizionali di quelli di T.P.A.B., non è così: DAMN. è un lavoro solo apparentemente meno elaborato. K.Dot è consapevole di aver conquistato il successo, si sente il king del rap, si sente dio, ma è la sua capacità di svelarci le due facce della medaglia, i diversi punti di vista, le complicazioni della sua posizione e, in generale, i conflitti dell’animo umano a convincerci che sia lui per davvero il miglior rapper vivente. Il suo sguardo critico su sé stesso e sul mondo è sicuramente la sua carta vincente. Per la nostra gioia K.Dot tornerà presto con nuova musica, quindi stay tuned!

Maddalena Lanzini

Vengo dalla provincia di Bergamo e studio Lettere alla statale di Milano. La letteratura e la musica riempiono gran parte delle mie giornate e sono contenta di poter scrivere su un blog riguardo ciò che più mi appassiona. Sono spesso alla ricerca di nuova buona musica e non ho un genere preferito, dipende tutto dal mood della giornata. Tuttavia, potrei non stancarmi mai di ascoltare e riascoltare i miei artisti preferiti, tra cui Radiohead, Mumford and Sons e Kendrick Lamar.

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