I DEEP PURPLE E LA VOGLIA DI STUPIRE ANCORA: E’ USCITO “INFINITE”

A quattro anni di distanza dall’ottimo “Now What?!” tornano sul mercato i Deep Purple e ci dicono che non hanno ancora nessuna intenzione di appendere gli strumenti al chiodo. E’ infatti uscito da poche settimane “InFinite”, ventesimo album in studio della storica band britannica. Sulla falsariga del già citato “Now What?!”, i Deep Purple propongono una bella scaletta di 10 canzoni (9 inediti più la cover di “Roadhouse Blues” dei Doors), fatta di rock diretto, senza fronzoli, e caratterizzato da un interessante ponte tra suoni moderni e stile “seventies”. La line-up del gruppo, oggi, è la cosiddetta “Mark VIII” con Ian Paice alla batteria, Ian Gillan alla voce, Roger Glover al basso, Steve Morse alla  chitarra e Don Airey alle tastiere.

I primi due brani possono racchiudere alla perfezione questo nuovo corso dei Deep Purple: “Time for Bedlam” e “Hip Boots” non regalano certamente novità assolute dal punto di vista del sound, ma l’esperienza e l’intesa tra i musicisti danno alle canzoni una marcia in più. Dentro “InFinite” si alternano ritmi veloci che rimandano al blues sporco ed elettrico di casa DP (impossibile dimenticare capolavori come “Black Night”), a momenti con maggiore tensione sonora, come l’heavy-funky-blues di “One night in Vegas” o la scura “Get me outta here”. Non mancano comunque né episodi alternativi come il brano “The Surprising” che mescola sapientemente hard-rock, musiche orientali ed un sano retrogusto Prog, né momenti più leggeri che troviamo in “Johnny’s Band” o nella stessa cover dei Doors, da cui traspare tutto il divertimento e la sempreverde passione per la musica del gruppo.

Per una band dalla storia dei Deep Purple, uscire ancora con del nuovo materiale poteva essere un azzardo enorme. I rischi dell’auto-celebrazione, del sembrare impolverati e dell’operazione-nostalgia erano tutti dietro l’angolo. Fortunatamente, però, “InFinite” è un disco che suona attuale e fresco, ma soprattutto è suonato BENE dai suoi interpreti. Se questo dovesse essere il canto del cigno dei Deep Purple (al termine comunque del tour che partirà a breve), sarà senza dubbio l’epilogo migliore per la loro fenomenale carriera.

Andrea Marzolla

C’è musica in ogni mio ricordo.
Dai primi nastri riavvolti a matita, note di dance e latino-americano, fino alle musiche della maturità. Il rock e la sua energia, il blues intenso e malinconico, il cantautorato e la carica piena di stupore dei testi di grandi poeti: tutti ingredienti della mia variopinta anima musicale. C’è ricordo in ogni mia musica.
Ho ascoltato per anni melodie che mi sono entrate sotto le dita e che sono poi riemerse non appena le ho appoggiate su uno strumento finalmente mio. Chitarra, armonica a bocca, ma sopra a tutti la voce. Per cantare una musica mia.

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